Come inizia una valutazione

Quando una persona arriva in studio con un dolore, una tensione muscolare o una difficoltà nel movimento, la prima cosa che faccio non è iniziare il trattamento.

La valutazione comincia prima del lettino.

Prima di scegliere come lavorare, ho bisogno di capire chi ho davanti, cosa sta vivendo il suo corpo e soprattutto come quella problematica si manifesta nella sua quotidianità.

Per me, questo è il punto di partenza di ogni trattamento personalizzato.

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Prima di tutto, ascolto

La prima parte della valutazione nasce dal dialogo.

Ti chiedo cosa ti ha portato in studio, da quanto tempo è presente il problema, quando compare, cosa lo peggiora o lo allevia e quanto incide sulle tue attività quotidiane.

Un dolore, infatti, non è soltanto una sensazione localizzata in una determinata zona.

Può essere influenzato dal modo in cui ci muoviamo, dalle nostre abitudini, dal lavoro che svolgiamo, da un sovraccarico ripetuto o da una modificazione avvenuta nel tempo.

Per questo motivo, la tua storia è una parte importante della valutazione.

Se hai già effettuato visite mediche, esami diagnostici o altri accertamenti, possono essere utili per comprendere meglio il quadro generale e lavorare in modo più consapevole.

Poi osservo il corpo

Dopo aver raccolto le informazioni principali, passo all’osservazione.

Non guardo soltanto la zona in cui senti dolore.

Osservo come il corpo si organizza nel suo insieme: l’atteggiamento posturale, la posizione dei segmenti corporei, eventuali asimmetrie evidenti e il modo in cui il corpo mantiene determinate posizioni.

Questo perché il punto in cui senti un sintomo non sempre coincide con l’area che necessita maggiormente di attenzione.

Il corpo lavora come un sistema.

Una modificazione in una regione può influenzare il movimento e la distribuzione dei carichi anche in altre zone.

Valuto come ti muovi

La postura da sola non racconta tutto.

Per questo, quando è appropriato, osservo anche il movimento.

Ti posso chiedere di eseguire semplici movimenti o gesti funzionali, osservando come vengono effettuati, quali limitazioni compaiono e come il corpo compensa eventuali difficoltà.

Non cerco semplicemente un movimento “corretto” o “sbagliato”.

Cerco di capire come il tuo corpo sta utilizzando le proprie risorse.

Un movimento limitato, una differenza tra i due lati o una compensazione possono fornire informazioni utili per orientare la valutazione e scegliere il trattamento più adatto.

Non mi fermo al punto in cui senti dolore

Uno degli aspetti più importanti del mio metodo è proprio questo.

Se mi dici, ad esempio, che senti dolore alla spalla, non significa necessariamente che il mio lavoro debba concentrarsi esclusivamente sulla spalla.

La valutazione mi permette di considerare le possibili relazioni tra le diverse strutture e i diversi distretti coinvolti nel movimento.

Posso quindi prendere in considerazione il collo, la scapola, il torace, il braccio o altre aree che possono avere una relazione funzionale con ciò che stai percependo.

Questo non significa cercare necessariamente una causa lontana dal sintomo.

Significa non fermarsi alla superficie del problema.

Dalla valutazione al trattamento

Solo dopo aver raccolto queste informazioni posso decidere come impostare il trattamento.

La scelta delle tecniche, delle aree da trattare, dell’intensità del lavoro e degli eventuali esercizi o suggerimenti da integrare nel percorso nasce dalla valutazione.

Non esiste quindi un trattamento identico per ogni persona con lo stesso disturbo.

Due persone possono arrivare in studio dicendo entrambe:

“Ho mal di schiena.”

Ma avere caratteristiche, abitudini, limitazioni e necessità completamente differenti.

Ed è proprio per questo che il trattamento deve essere costruito sulla persona.

La valutazione non finisce quando inizia il trattamento

La valutazione non è un passaggio separato dal trattamento.

Continua durante il lavoro.

Osservo come i tessuti rispondono, come cambia il movimento e come la persona percepisce il trattamento.

Queste informazioni possono aiutarmi a modificare il mio approccio anche durante la seduta.

E nel percorso successivo, ciò che è emerso dalla prima valutazione può essere nuovamente verificato.

Valutare significa osservare, trattare, verificare e adattare.

Il mio obiettivo

Il mio obiettivo non è semplicemente individuare “dove fa male”.

È cercare di comprendere come il corpo sta funzionando in quel momento e quali elementi possono essere rilevanti per il problema che la persona porta in studio.

Per questo considero la valutazione una parte fondamentale del mio lavoro.

Perché prima di intervenire sul corpo, voglio conoscerlo.

E perché un trattamento efficace non dovrebbe partire da una tecnica prestabilita, ma da una persona, dalla sua storia e da ciò che il suo corpo sta mostrando.

Il corpo non è fatto di parti isolate.

Scopri il mio approccio alla massoterapia e alla valutazione funzionale: un lavoro personalizzato che parte dall’ascolto e dall’osservazione del corpo.

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