Ti capita di accorgerti, durante la giornata, di avere le spalle sollevate?
Magari te ne rendi conto mentre lavori al computer, quando sei concentrato, mentre guidi o semplicemente alla fine di una giornata particolarmente intensa.
Abbassi le spalle, fai un respiro profondo e per qualche minuto senti sollievo.
Poi, quasi senza accorgertene, quella tensione ritorna.
La sensazione di avere spalle, collo e parte alta della schiena sempre contratti è molto comune. Ma perché succede?
La risposta non è sempre semplicemente: “Hai i muscoli tesi”.
La tensione non nasce sempre dove la senti
Quando percepiamo una tensione, è naturale pensare che il problema si trovi esattamente in quel punto.
Se senti le spalle rigide, quindi, potresti pensare che siano semplicemente i muscoli delle spalle ad avere bisogno di essere rilassati.
In realtà, il corpo funziona come un sistema integrato.
La posizione della testa, il movimento della colonna cervicale e dorsale, il modo in cui utilizziamo le scapole, la respirazione e le abitudini quotidiane possono influenzarsi reciprocamente.
Per questo motivo, durante un trattamento, non è sempre sufficiente concentrarsi esclusivamente sulla zona in cui avverti fastidio.
Spalle sollevate e respirazione
Un aspetto spesso sottovalutato è il rapporto tra respirazione e posizione delle spalle.
Quando siamo sotto pressione, concentrati o semplicemente abituati a respirare in modo poco efficiente, possiamo modificare inconsapevolmente il modo in cui utilizziamo i muscoli coinvolti nella respirazione.
La parte superiore del torace può diventare più attiva e le spalle possono tendere a rimanere leggermente sollevate.
Se questa modalità si ripete per molte ore, il corpo può abituarsi a mantenerla.
Non significa necessariamente che ci sia un problema respiratorio: significa semplicemente che respirazione, postura e attività muscolare sono strettamente collegate.
Il ruolo delle abitudini quotidiane
Il nostro corpo trascorre molte ore ogni giorno nelle stesse posizioni.
Computer, smartphone, guida, lavoro sedentario, attività ripetitive e persino il modo in cui dormiamo possono contribuire a mantenere determinate posture per periodi prolungati.
Il problema non è necessariamente una singola posizione.
È soprattutto la ripetizione.
Una posizione mantenuta a lungo può richiedere un’attività muscolare costante, anche se apparentemente minima. Nel tempo, questo può contribuire alla sensazione di rigidità, affaticamento o tensione.
Ecco perché spesso non basta chiedersi:
“Quale muscolo devo rilassare?”
Può essere più utile chiedersi:
“Perché il mio corpo sta mantenendo questa posizione?”
Quando il corpo compensa
Il corpo cerca continuamente equilibrio.
Se una parte del sistema si muove meno, lavora diversamente o non riesce a svolgere efficacemente la propria funzione, altre strutture possono modificare il loro comportamento per permettere comunque il movimento.
Questi adattamenti vengono spesso definiti compensazioni.
Non sono necessariamente qualcosa di negativo.
Sono, prima di tutto, una risposta del corpo alla necessità di continuare a muoversi e funzionare.
Il problema può nascere quando un determinato adattamento viene mantenuto troppo a lungo o diventa inefficiente.
In questi casi, la zona che percepiamo come “tesa” potrebbe essere semplicemente quella che sta lavorando maggiormente.
Perché massaggiare il punto dolente non sempre è sufficiente
Il massaggio sulla zona contratta può dare una piacevole sensazione di sollievo.
Ma se la causa della tensione è legata anche a un’abitudine posturale, a un movimento ripetitivo o al modo in cui il corpo distribuisce il carico, la sensazione potrebbe ripresentarsi.
Questo non significa che il massaggio non sia utile.
Significa che può essere interessante inserirlo all’interno di una valutazione più ampia.
Prima di lavorare sui tessuti, è utile osservare come la persona si muove, come utilizza le spalle e le scapole e quali sono le caratteristiche della sua postura e delle sue abitudini.
Cosa osservo durante un trattamento
Quando una persona arriva in studio dicendo:
“Ho sempre le spalle contratte.”
non considero questa frase come una diagnosi.
È una sensazione che mi racconta qualcosa.
Durante la valutazione posso osservare, in base alle necessità della persona:
- come sono posizionate testa, collo e spalle;
- la mobilità della colonna cervicale e dorsale;
- il movimento delle scapole;
- eventuali differenze tra i due lati;
- come la persona utilizza il corpo durante determinati movimenti;
- quali zone sembrano maggiormente coinvolte;
- quali abitudini quotidiane possono contribuire alla tensione.
L’obiettivo non è cercare a tutti i costi “il muscolo responsabile”.
È cercare di comprendere come sta funzionando il corpo nel suo insieme.
Ascoltare il corpo prima di intervenire
Una delle cose che considero più importanti nel mio lavoro è non trattare automaticamente tutti nello stesso modo.
Due persone possono arrivare con la stessa frase:
“Mi fanno male le spalle.”
ma avere esigenze completamente diverse.
Per questo un trattamento di massoterapia può essere costruito sulla base di ciò che emerge dalla valutazione e dalle caratteristiche individuali della persona.
A volte sarà necessario lavorare maggiormente sulla muscolatura.
Altre volte sarà importante considerare mobilità, respirazione, movimento e abitudini quotidiane.
Il trattamento diventa così non soltanto un momento di rilassamento, ma anche un’occasione per comprendere meglio il proprio corpo.
E se le spalle sono sempre contratte?
Se la sensazione di tensione è frequente, ricorrente o associata a dolore, rigidità, formicolii, debolezza o altri sintomi, è importante non limitarsi a trattare il sintomo senza comprenderne l’origine.
La massoterapia può essere parte di un percorso di benessere e di recupero funzionale, ma non sostituisce una valutazione medica quando questa è necessaria.
Il primo passo, spesso, è molto semplice:
fermarsi e ascoltare quello che il corpo sta cercando di comunicare.
Perché una spalla contratta non è necessariamente soltanto una spalla che ha bisogno di essere rilassata.
Potrebbe essere il modo in cui il tuo corpo sta cercando, da tempo, di trovare il proprio equilibrio.
Il mio approccio
Nel mio lavoro parto sempre dall’ascolto della persona e dall’osservazione del corpo.
Ogni trattamento viene scelto in funzione delle esigenze individuali, con l’obiettivo di lavorare non soltanto sulla zona in cui viene percepita la tensione, ma sulla relazione tra movimento, tessuti e funzionalità.
Il corpo non è fatto di parti isolate.
È un sistema che comunica continuamente con se stesso.
Loredana