La postura racconta il tuo corpo: cosa può davvero dirci

“Devi stare più dritto.”
“Porta indietro le spalle.”
“Hai una postura sbagliata.”

Sono frasi che abbiamo sentito tante volte. Fin da piccoli ci è stato insegnato che esiste un modo corretto di stare in piedi, seduti o camminare e che una buona postura debba necessariamente apparire dritta, simmetrica e ordinata.

Ma il corpo umano non è una struttura statica e, soprattutto, non esiste una postura perfetta uguale per tutti.

La postura è il risultato di un equilibrio dinamico tra struttura, movimento, tono muscolare, mobilità, abitudini e capacità di adattamento. Cambia mentre camminiamo, lavoriamo, ci rilassiamo, pratichiamo uno sport o semplicemente attraversiamo momenti diversi della nostra vita.

Per questo, più che chiederci se una postura sia “giusta” o “sbagliata”, è interessante capire che cosa ci sta raccontando.

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La postura non è una diagnosi

Quando osservo una persona, posso notare una spalla più alta dell’altra, il bacino apparentemente ruotato, la testa proiettata in avanti o una particolare curva della colonna.

Questi elementi attirano la nostra attenzione, ma non sono sufficienti, da soli, per stabilire che esista un problema o, tantomeno, per identificarne la causa.

Anche il dolore non può essere attribuito automaticamente a una determinata postura.

Il dolore è un’esperienza complessa, influenzata da numerosi fattori. Una persona può presentare un’asimmetria senza avere alcun sintomo, mentre un’altra può avere dolore pur mostrando una postura che, a un semplice sguardo, sembra assolutamente normale.

La postura, quindi, non è una diagnosi. È un punto di partenza.

È una prima informazione che mi porta a fare altre domande e a osservare ciò che accade quando il corpo si muove.

Perché allora la postura è importante?

Proprio perché può fornire informazioni sull’organizzazione del corpo.

Una determinata posizione del bacino, per esempio, può essere osservata insieme a ciò che accade agli arti inferiori e al tronco. La posizione delle spalle può essere messa in relazione con la mobilità del cingolo scapolare, della colonna toracica e con la tensione dei tessuti coinvolti.

Anche il modo in cui il piede appoggia a terra può fornire indicazioni su come il carico viene distribuito lungo l’arto inferiore.

Non significa che esista sempre un rapporto diretto e automatico tra una posizione e una conseguenza.

Significa che il corpo lavora attraverso relazioni e adattamenti, e la postura può aiutarmi a individuare alcuni di questi elementi.

Il corpo non lavora per compartimenti separati

Quando parlo di postura, non considero il corpo come una somma di parti indipendenti.

I muscoli lavorano in relazione tra loro e con le articolazioni, il tessuto connettivo e le continuità miofasciali. Un cambiamento in una zona può essere accompagnato da adattamenti in altre parti del corpo.

Immaginiamo, per esempio, una persona che nel tempo abbia sviluppato una limitazione in un determinato movimento. Per continuare a svolgere quel movimento, il corpo può trovare una strategia alternativa.

Quella strategia può diventare un’abitudine e coinvolgere progressivamente altri distretti.

Non significa necessariamente che quella compensazione sia “sbagliata”. Significa che il corpo ha trovato un modo per adattarsi alle richieste che gli vengono fatte.

La domanda che mi interessa quindi non è soltanto:

“Dove vedo qualcosa di diverso?”

Ma soprattutto:

“Perché il corpo si sta organizzando in questo modo e come si comporta quando si muove?”

La postura racconta una storia

Per me, osservare la postura significa cercare di leggere una parte della storia del corpo.

Non una storia fatta di “difetti” da correggere, ma di adattamenti, abitudini, esperienze e strategie di movimento.

Una determinata organizzazione può essere il risultato di come una persona utilizza il proprio corpo ogni giorno, del tipo di lavoro che svolge, delle attività che pratica o delle esperienze fisiche che ha attraversato.

Per questo non cerco di imporre al corpo una posizione ideale.

Cerco di capire quali possibilità di movimento ha a disposizione e dove può essere utile lavorare per migliorarle.

Dal movimento al trattamento

Una valutazione posturale funzionale acquista valore quando può aiutarmi a scegliere un trattamento più mirato.

Le informazioni raccolte durante la valutazione possono orientare il lavoro manuale verso le aree che presentano maggiore tensione, restrizione o difficoltà funzionale.

Quando necessario, posso integrare il trattamento con esercizi specifici, scelti in base alle caratteristiche della persona e agli obiettivi del percorso.

L’obiettivo non è mantenere il corpo “dritto” tutto il giorno.

È favorire un movimento più libero, una migliore gestione dei carichi e una maggiore capacità di adattamento.

Non esiste una postura perfetta. Esiste il tuo modo di organizzarti.

Questo è forse il concetto più importante che vorrei lasciare.

Non è necessario avere una postura perfettamente simmetrica per avere un corpo che funziona bene.

Allo stesso tempo, non dobbiamo ignorare ciò che la postura può mostrarci.

La postura è una delle chiavi attraverso cui posso osservare e comprendere il funzionamento del corpo.

Ed è proprio questa la differenza tra guardare una postura e fare una analisi posturale funzionale.

Non cerco semplicemente ciò che appare fuori posto.

Cerco di capire come il tuo corpo si organizza, come si muove, come distribuisce i carichi e come si adatta.

Perché comprendere il proprio corpo è il primo passo per prendersene cura.

Vuoi conoscere meglio il modo in cui il tuo corpo si organizza?

Se senti che alcuni movimenti sono limitati, avverti tensioni ricorrenti o semplicemente vuoi comprendere meglio il tuo modo di muoverti, una analisi posturale funzionale può essere un punto di partenza.

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